Breve Biografia

Maggiorino nasce a Benevello d’Alba il 6 maggio 1904 in una famiglia modello. I genitori, Francesco Vigolungo e Secondina Caldelara, contadini laboriosi di grande fede, lo fanno battezzare due giorni dopo la nascita. Gli vengono imposti i nomi di Maggiore e Secondo. Tra i  famigliari figura uno zio sacerdote molto stimato da tutti.

Cresciuto nell’amore a Dio e al prossimo, fin da piccolo Maggiorino si mostra di intelligenza aperta e di temperamento allegro e molto vivace, vuole essere il primo in tutto: nello studio, nel gioco, nel lavoro, nella bontà. La maestra, Pierina Pusineri, lo definisce così: «Intelligenza pronta, memoria felicissima, capacità di imparare e ritenere facilmente tutto ciò che apprendeva».

Alla domanda su che cosa vorrà fare da grande, risponde di volta in volta quello che la fantasia gli suggerisce: «Farò il meccanico», oppure: «Farò il maestro»… Ma col maturare della sua coscienza, si sente un giorno ispirato a rispondere decisamente: «Mi farò missionario, per salvare gli infedeli». Sulla stessa linea d’intenzioni, precisa successivamente: «Mi farò prete, per predicare e salvare tante anime». Infine stabilisce: «Voglio farmi santo, come il Signore mi vuole».

All’età di sei anni inizia la scuola che ha sempre amato e desiderato, e nella quale si impegna molto. Per il suo fervore e la sua preparazione riceve per la prima volta l’Eucaristia nel 1910 e impara rapidamente a servire all’altare come chierichetto. Questo gli dà l’occasione di conoscere don Giacomo Alberione, che va a Benevello ad aiutare il parroco. Maggiorino inizia con lui la direzione spirituale.

Il sacerdote nota le qualità di questo bambino e un giorno gli chiede: «Hai mai pensato a che cosa farai quando sarai grande?». Il piccolo non sa cosa rispondere e allora don Alberione lo invita a recitare ogni sera tre Ave Maria alla Madonna perché lo aiuti a capire che cosa il Signore vuole da lui. Con il tempo, e sotto la guida di don Alberione, il quale gli parla dell’importanza della stampa per l’annuncio del Vangelo e di quanto intende realizzare, Maggiorino sente il desiderio di diventare un apostolo della buona stampa.

Un giorno la maestra aveva detto alla madre di Maggiorino: «Questo tuo figlio ha molte doti, ma dovrà impiegarle bene, altrimenti saranno guai. Egli potrà dare ai genitori grandi gioie o grandi dolori: tutto dipenderà dalla piega che prenderà. Diventerà o un santo o un brigante». Ma Rino, aiutato dal suo direttore spirituale a orientare i doni del Signore, si entusiasma di tre realtà che divengono il suo ideale: farsi sacerdote; essere apostolo della buona stampa e arrivare presto alla santità. A questo ideale consacra tutte le sue energie.

Rispondendo all’invito del Signore, il 15 ottobre 1916 entra nella Società San Paolo. Ha soltanto 12 anni. Nonostante la sua giovane età, s’impegna in tutto con il grande desiderio di «farsi santo, presto santo, grande santo». Lieto della sua vocazione e di poter predicare il Vangelo con la stampa e la diffusione dei libri e giornali buoni, sa reagire con fermezza a chi lo tenta di ritirarsi dall’Opera di don Alberione. In quella occasione scrive alla famiglia: «Pregate che non abbia a tradire la mia vocazione perché è la più bella di tutte».

Amante dell’Eucaristia, sa imporsi anche gravi sacrifici per non rinunciare alla Comunione. Un giorno d’inverno, dopo aver fatto 14 km. di strada in gran parte a piedi dal paese, verso le nove del mattino arriva ad Alba digiuno, intirizzito e stanco. A chi gli offre una tazza di latte risponde: «Sì, ma prima la Comunione».

Un giorno, il buio scende in lui e vuole tornare a casa. Interrogato, dopo varie insistenze rivela che ha dei dubbi di fede e per questo non si sente di continuare perché non sarà un buon sacerdote. Rassicurato da don Alberione, si rasserena e mai più penserà di lasciare.

Il suo ideale è la santità, tanto che il direttore gli deve raccomandare la calma, la serenità, e in questo si impegna. Il programma adottato su suggerimento di don Alberione è: «Progredire un tantino ogni giorno».

A 14 anni compiuti è colpito da una grave malattia. Per lui è ormai indifferente vivere o morire: ciò che conta è fare la volontà di Dio. A don Alberione che gli domanda se desidera guarire o andare in paradiso, risponde appunto: «Desidero fare la volontà del Signore». Volentieri offre la sua vita per la nascente Famiglia Paolina e per il suo apostolato nel mondo.

Mentre i suoi compagni concludono il triduo offerto per lui al Signore, sabato 27 luglio 1918, Maggiorino Vigolungo lascia la terra per ritornare alla casa del Padre. Le ultime sue parole sono: «Mi saluti tutti i miei compagni; che preghino per me e che abbiamo a ritrovarci tutti insieme in paradiso».