Alcuni pensieri dai suoi appunti

Santità.

  • «Si può diventare santi in qualunque stato o condizione; anche nel nostro secolo, perché abbiamo gli stessi mezzi dei primi tempi della Chiesa».
  • «Chi vuole si fa santo... Leggendo la vita dei Santi, diciamo con sant’Agostino: ‘Se costoro si fecero santi, perché non mi farò [santo] anch’io?».
  • «Chi disprezza le piccole cose, poco per volta andrà in rovina».

 

Apostolato.

  • «Per fare bene diciamo sempre: c’è tempo! Ma se si trattasse di guadagnare denari lo faremmo subito».
  • «La stampa è la prima potenza, quella che dirige la volontà; voglio perciò darle la massima importanza».
  • «Con l’aiuto di Dio e sotto la protezione di san Paolo, voglio consacrare la mia vita intera all’apostolato della stampa».
  • «Distruggiamo la stampa cattiva perché essa è un flagello peggiore della peste, della fame, della guerra».

 

Vocazione.

  • «Voglio che l’anima mia sia innamorata di Gesù Maestro».
  • «La vocazione è cosa di massima importanza; bisogna che io l’assecondi in tutto».

 

Carità.

  • «Dobbiamo essere tutti uniti insieme, amarci tutti, pensare tutti quanti col nostro Maestro, unirci col capo; insomma obbedire a tutti i nostri Superiori, ed ancora fra di noi essere con un solo cuore».
  • «Un saluto, una parola d’amore agli infelici è una grande carità».

 

Preghiera.

  • «Il cristiano deve pregare siccome pregò Gesù Cristo nell’orto del Getsemani, con raccogli­mento, con umiltà, con confidenza».
  • «Da noi soli non siamo capaci a vincere il demonio, cioè il peccato, ma ricorrendo alla San­ta nostra Madre Maria Santissima ella ci aiuterà… Quando siamo sorpresi dalle tentazioni di­ciamo: “Maria, aiutami”».

 

Eternità.

  • «Il mondo passa, ma il bene e il male non passano, resteranno in eterno».
  • «Oh! Eternità!... Oh! abisso senza fon­do! Oh, mare senza sponda... Oh, caverna senza uscita!... Chi non tremerà pensando a te? Oh male­detto peccato!... Che tremendo supplizio prepari a chi ti commette. Ah! non più peccati in vita mia... La morte, ma non peccati».
  • «Ciò che non serve per la vita eterna è va­nità».

 

Una lettera di Maggiorino ai compagni di Benevello (Alba, 1-1-18)

 

«Carissimi compagni,

è già da un po’ di tempo che non vi scrivo più, ma ora mi si è presentata l’occasione che ho da dirvi una cosa di massima importanza.

So che vi piace molto vendere giornali e bollettini, ed io voglio darvi proprio quest’incarico. Vi manderò la “Gaz­zetta d’Alba” ed il bollettino a casa del parroco; voi li andrete a prendere, indi correrete su e giù per le vie gridando: “il buon giornale!, il buon giornale!” e diffonderete così la buona stampa, diventandone insieme apostoli degni.

Però per eseguire bene questa missione, si richiedono due cose importanti; oc­cupar bene le ricreazioni ed impiegare no­bilmente le facoltà.

Quindi nel tempo destinato alla ricreazione, invece di divertirvi, po­tete andare a vendere il Bollettino e il Giornale, op­pure potete sì giocare e divertirvi un poco, trattando però con cari­tà e belle maniere i compagni.

Ma per fare davvero l’apostolo della buona stampa, bisogna ancora impiegare bene le facoltà e cioè: la vostra intelligenza deve servire a trovare maniere efficaci per diffondere sempre di più la buona stampa; la voce squillante serva a gridar forte su e giù per le vie: “la buona stampa!”, e la no­stra robustezza si usi nelle fatiche che richiede la diffusione della buona stampa.

Ora fate tutto con zelo; ben compresi che l’im­portanza della stampa è immensa ai nostri tempi, onde il cardinal Maffi dice a proposito: “L’ope­ra per il buon giornale è propagazione di fede ed assistenza dei fedeli nella patria nostra. Ieri non era necessaria, oggi s’impone”.

E Leone XIII: “È dovere dei fedeli di so­stenere efficacemente la buona stampa, sia ne­gando o ritirando ogni favore alla stampa perversa e sia direttamente concorrendo, ciascuno nella misu­ra che può, a farla vivere, e prosperare”.

Finalmente Pio X: “Oh! la stampa!, esclama, non se ne compren­de ancora l’importanza! Né i fedeli, né il clero vi si dedicano come dovrebbero”.

Compagni carissimi, diffondete dunque con zelo la buona stampa, perché così schiacceremo la cattiva; coraggio nel Signore, e scrivetemi presto. Vi saluto e mi firmo il vostro umilissimo compagno

Vigolungo Maggiorino»