Il lungo cammino della Canonizzazione

La Chiesa ha celebrato sin dagli inizi la beata vergine Maria, gli angeli, gli apostoli e i martiri, e poi altre persone che, per l’esercizio delle virtù cristiane e i carismi divini, venivano considerate degne di venerazione e invocazione. Col passare del tempo sorsero le «cause di canonizzazione», che hanno avuto, attraverso i secoli, una grande evoluzione quanto ai metodi, quanto all’autorità competente e quanto all’indagine precedente la canonizzazione.

Per iniziare una causa, occorrono due requisiti: la fama di santità e l’esercizio eroico delle virtù da parte del candidato. «È chiaro – scriveva Benedetto XVI ai membri della Congregazione delle cause dei santi il 24 aprile 2006 – che non si potrà iniziare una causa di beatificazione e canonizzazione se manca una comprovata fama di santità, anche se ci si trova in presenza di persone che si sono distinte per coerenza evangelica e per particolari benemerenze ecclesiali e sociali». Inoltre, non si potrebbe introdurre o proseguire una causa, se sorgesse un ostacolo insuperabile, come il culto illecito al servo di Dio.

Beatificazione e canonizzazione

La beatificazione e la canonizzazione non sono atti in forza dei quali una persona morta in concetto di santità viene promossa ad uno status superiore; costituiscono, invece, un bene per la Chiesa pellegrina sulla terra: proclamando solennemente che un servo di Dio ha praticato in modo eroico le virtù, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro modelli ed intercessori.

In questo itinerario la Chiesa si fa guidare da una secolare sapienza pedagogica, descritta bene da Benedetto XVI in un discorso ai membri della Congregazione delle cause dei santi, il 19 dicembre 2009: «Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro da un vincolo di grande coerenza. Ad esse vanno aggiunte, come indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell’eroicità delle virtù o del martirio di un servo di Dio e l’accertamento di qualche dono straordinario, il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo servo fedele. Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario! In un primo momento, il popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione e di invocazione circoscritto nell’ambito di Chiese locali o di Ordini religiosi; infine è chiamato ad esultare con l’intera comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli».

È importante notare la differenza tra canonizzazione e beatificazione: la beatificazione è un atto con il quale il Sommo Pontefice «permette che un servo di Dio possa essere venerato in qualche regione, diocesi, città o famiglia religiosa» (Benedetto XIV). Si tratta dunque di un culto permissivo, non precettivo, circoscritto a una o più diocesi, oppure limitato a una famiglia religiosa particolare.

La canonizzazione è invece «una sentenza definitiva del Sommo Pontefice, con la quale decreta che qualcuno, prima inserito tra i beati, debba essere portato nel catalogo dei santi ed essere venerato in tutto l’orbe cattolico e nella Chiesa universale» (Benedetto XIV).

Un lungo itinerario di discernimento

Una causa di beatificazione e canonizzazione è un processo di discernimento da parte della Chiesa. Attualmente sono due le tappe principali di questo processo: la fase diocesana e la fase romana, precedute da alcuni passi preliminari.

  1. Il primo passo è la constatazione della fama di santità (o di martirio) e la fama dei segni: un serio discernimento per accertare che la persona abbia praticato le virtù in grado eroico e che lo si possa provare. È importante individuare la persona che prenda a cuore la causa, raccogliere tutto il materiale riguardante l’interessato, accertare che c’è fama di santità, e che ci si rivolge a lui per ottenere grazie. Se il vescovo competente (quello del luogo dove il servo di Dio è morto) è favorevole, si fa la domanda ufficiale: il supplice libello, che contiene in allegato una biografia critica, una copia degli scritti pubblicati e l’elenco di testi qualificati. Non si può fare la domanda prima dei 5 anni dalla morte del servo di Dio, né dopo i 30 anni senza giustificazione.
  2. La fase seguente è l’istruzione dell’Inchiesta diocesana: il processo istruito dal vescovo, direttamente o attraverso un suo delegato, per raccogliere le prove (documentali e testificali) pro e contra la canonizzazione di un servo di Dio. Previamente il vescovo interpella la conferenza episcopale della sua regione e chiede il nulla osta alla Congregazione delle cause dei santi; ottenuta questa, pubblica l’istanza del postulatore per la conoscenza dei fedeli e istituisce il Tribunale, formato dal giudice delegato, il promotore di giustizia e uno o più notai.

Il processo ha inizio con la raccolta delle prove documentali. Il vescovo nomina due censori teologi, che devono esaminare gli scritti del servo di Dio pubblicati, e almeno tre periti storici (la commissione storica) che preparano una relazione sugli scritti inediti e gli altri documenti che riguardano la causa. Si passa poi alle prove testificali: il vescovo fa interrogare i testimoni addotti dal postulatore e gli altri (tra i quali i periti) che ex officio devono essere chiamati dal tribunale. Tutto va fatto sotto giuramento e autenticato dal notaio.

L’insieme degli atti costituisce l’archetipo (che rimane nell’archivio diocesano), del quale si fanno due copie: il transunto (che rimane nell’archivio della Congregazione) e la copia pubblica (consegnata al postulatore per i passi successivi). Accertata la fedeltà delle copie, si spediscono alla Congregazione delle cause dei santi, assieme ai documenti di chiusura (strumento di chiusura e plico delle lettere), servendosi del portitore: tutto autenticato e sigillato.

  1. Nella Congregazione delle cause dei santi si procede in questo modo: il postulatore fa prima la domanda per l’apertura degli atti al prefetto della Congregazione e, dopo, una successiva domanda per la dichiarazione della validità degli stessi. Il sottosegretario esamina se sono state osservate le norme e riferisce nel Congresso ordinario. Poi il postulatore fa domanda al prefetto per la nomina del relatore, al quale spetta studiare il merito della causa. Il postulatore, aiutato da un collaboratore, sotto la dipendenza del relatore, elabora la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis (o super martyrio)

La «Positio»

Ecco schematicamente il contenuto di una Positio: 1. Presentazione del relatore. 2. Introduzione generale (profilo biografico, storia della causa, importanza e significato del servo di Dio nella Chiesa e nella società del suo tempo, rilevanza del suo esempio e del suo messaggio ed eventuale prospetto cronologico della vita e dell’attività del servo di Dio). 3. Informatio: breve profilo biografico e ambientazione storica, presentazione delle virtù in genere e in specie, breve saggio della spiritualità e accenno alla fama di santità e dei segni del servo di Dio. 4. Summarium: indice e deposizioni dei testi e altre dichiarazioni scritte. 5. Biografia documentata, con l’esposizione sulla fama di santità e dei segni. 6. Altre sezioni: sommario dei documenti, decreto di validità dell’inchiesta diocesana, relazione della commissione storica, voti dei censori teologi, dichiarazione di non cultu, indice dei nomi, sezione iconografica.

Stampata la Positio, si consegna alla Congregazione con i voti dei consultori storici e i chiarimenti del relatore e degli esperti, se è necessario.

In ordine di arrivo o, in circostanze particolari, quando il cardinale Prefetto considera opportuno, la Positio viene esaminata prima dai consultori teologi che, dopo la discussione nel Congresso speciale, affidano i voti, con le conclusioni del promotore della fede, al giudizio della Congregazione ordinaria dei padri cardinali e vescovi.

Se il risultato è positivo, la Congregazione chiede al Santo Padre di poter preparare il Decreto sulla eroicità della vita e le virtù del servo di Dio. Promulgato dal Santo Padre questo decreto, il servo di Dio diventa Venerabile. A questo punto finisce l’iter umano.