I miracoli nelle causa di canonizzazione

 

A partire dal momento del riconoscimento della eroicità delle virtù di un servo di Dio, ci sarà solo da attendere un segno dal cielo, cioè un miracolo (uno per la beatificazione e uno per la canonizzazione; il primo non è richiesto per i martiri).

Bisogna inquadrare bene il discorso dei miracoli: l’analisi dei fatti ritenuti prodigiosi è finalizzato non soltanto all’accertamento del fatto miracoloso come tale, ma anche e specialmente al riconoscimento di un intervento divino che conferma l’aspirazione dei fedeli alla concessione del culto. Il Signore Gesù, nell’attuare la sua missione in terra, annunciò l’arrivo del Regno di Dio, e allo stesso tempo realizzò le opere del Regno; queste opere rendevano più accessibile alla folla le parole di vita da lui pronunciate. Poi il Signore diede ai suoi discepoli questi stessi poteri. I miracoli però hanno una doppia finalità: sostenere la fede del credente e ratificare la verità rivelata. Sono un segno dell’amore di Dio, un messaggio di Dio al suo popolo.

Per quanto riguarda le cause di canonizzazione, certamente i miracoli non costituiscono la santità di una persona, che consiste soprattutto nell’imitazione di Cristo. Pertanto non sono essenziali. Ma la Chiesa li ha sempre ritenuti necessari come sanzione divina ad una progettata beatificazione o canonizzazione. Nel medioevo, e anche più tardi, potevano essere considerati imprescindibili e, a volte, costituire da sé la prova della santità.

Nella procedura moderna i miracoli sono considerati, non come una prova diretta della santità, ma come la conferma divina di un giudizio umano, il quale, per quanto serio e fondato, rimane sempre soggetto a possibile errore, poiché si tratta di decidere a partire da indizi di ciò che è in sé inafferrabile per l’uomo, cioè la santità. I miracoli sono segni che confermano che la persona è gradita a Dio e può essere proposta come modello valido di vita cristiana e come intercessora presso Dio.

L’esame dei fatti prodigiosi (presunti miracoli) ha due fasi chiaramente distinte. La prima riguarda lo studio scientifico da parte dei periti tecnici, quasi sempre medici, per il fatto che il più delle volte si tratta di guarigioni; la guarigione deve poter essere definita scientificamente non spiegabile. La seconda fase si riferisce all’esame da parte dei consultori teologi, per accertare il carattere miracoloso della guarigione e il nesso causale tra l’invocazione del servo di Dio e il fatto prodigioso; cioè, per raggiungere la certezza morale dell’intercessione del servo di Dio nell’ottenimento di una guarigione e come segno dell’intervento straordinario di Dio a conferma della sua santità.

Se i risultati sono positivi, un cardinale ponente li presenta agli altri membri della Congregazione ordinaria dei cardinali e vescovi, che in sessione solenne, si pronunciano sul presunto miracolo. Se il risultato è positivo (due terzi dei voti), il prefetto ordina l’elaborazione del decreto da sottoporre al Sommo Pontefice.

Solo quando il Santo Padre lo ratifica, si emette il Decretum super miraculum, e si fissa la data della cerimonia di beatificazione, ordinariamente presieduta dal cardinale prefetto nella diocesi originaria del servo di Dio.

Identico iter si deve seguire per il secondo miracolo (primo, nel caso di un martire), richiesto per la canonizzazione del beato, e che deve essere accaduto dopo la data della beatificazione. Approvato il decreto di canonizzazione da parte del Santo Padre, questi convoca il Concistoro ordinario pubblico, nel quale informa tutti i cardinali della Chiesa, e fissa la data della cerimonia di canonizzazione del beato, che sarà presieduta dallo stesso Pontefice.