Hanno detto di lui

Beato Giacomo Alberione: «Don Timoteo Giaccardo ebbe l’inca­rico di portare le Congregazioni paoline sopra le sue braccia precisamente nel loro nascere: avviandole ad una profonda vita interiore ed ai rispettivi apostolati, spe­cialmente moderni». «La meditazione dei documenti pontifici lo illuminavano su tutte le necessità della Chiesa e sopra i mezzi moderni di bene… Rappresentava bene il Signore; all’altare, in confessionale, sul pulpito, nelle conversazioni, nella scuola, nelle ricreazioni… in tutto il complesso degli uffici disimpegnati e nella privata sua vita… era l’Alter Christus».

 

Beato Giacomo Alberione: «Sapeva parlare con Dio! In particolare: egli viveva di pietà eucaristica; di pietà mariana; di pietà liturgica; di amore alla Chiesa ed al Papa; di carità dolce ed operosa verso i fratelli e verso tutti; di pensieri ed aspirazioni sempre elevati; di piena osservanza religiosa. Le sue parole, la sua scuola, il suo confessionale, il pulpito, la penna, la ricreazione, anche le minime cose riflettevano l’abbondante pietà e carità del suo cuore. Maestro nell’Apostolato. Egli lo sentiva, lo amava, lo sviluppava senza farsi quasi notare, poiché era un suscitatore di energie, un sostegno per i deboli, luce e sale nel senso evangelico. Nelle Famiglie Paoline era come il cuore e l’anima».

 

Don Renato Perino, ssp: «Il beato Giaccardo è il primo sacerdote paolino che abbia pienamente realizzato la previsione del nostro Fondatore, è il primo santo che ci abbia preceduti sulle vie difficili e non ancora battute dell’apostolato moderno, dimostrando come si possa “salvare e salvarci” nel servizio, apparentemente anonimo, della Famiglia Paolina. Infatti, la santità è proprio la misura di uno spirito (lo spirito paolino) e di una missione (la nostra missione specifica), anche nella loro capacità di essere richiamo vocazionale; consiste, in definitiva, nella capacità di produrre dei Santi per il cielo e degli apostoli per la Chiesa».

 

Beato card. Ildefonso Schuster: «La dipartita del Teologo D. Giaccardo è per me lutto fami­liare, in quanto gli sono stato fraternamente dappresso nei primi stentati anni della fondazione in Roma. Oh! anni preziosi di ric­ca povertà e di eroico abbandono in Dio. Giorno per giorno il corvo recava il pane quotidiano. Ora il Teologo prega per noi. Così ci riesca di imitarlo e di seguirlo poi un dì in cielo. San Timoteo e san Paolo lo han­no raccolto in loro compagnia. Beato lui!».

 

Dott. Tommaso Teodonio: «Conobbi l’indimenticabile Maestro Giaccardo nell’ormai lontano 1926 quando con un piccolo gruppo di Paolini e aspi­ranti Paolini, venne a fondare la casa romana della Pia Società San Paolo, in quella modestissima dimora di Via Ostiense 75, ora distrutta dai bombardamenti della passata guerra. Fui a lui pre­sentato dall’allora comune Parroco D. Basilio Trifone, per cui ritengo di essere stato il suo primo amico romano laico. Ci com­prendemmo subito. Fui immediatamente preso dalla sua persona­lità. Era tutto spirito pur in mezzo alle difficoltà materiali in cui si trovava... Sarei ben lieto se potessi essere presente al giorno in cui, con la solennità della Chiesa, insieme a voi l’invocassi “il Santo Maestro Giaccardo”».

 

Pietro Comana, scultore: «Ricorderò sempre ogni istante passato con il Sig. Maestro. Ogni sua parola illuminava ed era fonte di edificazione. Di uno dei nostri recenti colloqui conservo un documento pre­zioso in cui egli in due pagine fitte mi indicava ed illustrava il suo concetto della “Regina degli Apostoli”, che doveva servir­mi di guida per il grande altorilievo che sto studiando».

 

Don Federico Muzzarelli, ssp: «Non ci sembra vero che egli non sia più tra noi. Ci ha lasciati tutti in una profonda tristezza e dolore: egli ci è sempre stato padre buono, e direi quasi tenera madre. Non è più tra noi, ma ce lo sentiamo vicino, ce lo sentiamo intercessore in cielo…».

 

Don Giovanni Roatta, ssp: «Il Signor Maestro, come sempre lo chiamammo e lo chiameremo, con titolo corrispondente in pieno alla realtà della sua Missione... rimarrà una stella fissa, ricchissima di splendore, nella storia e nello sviluppo della nostra Congregazione… La Provvidenza lo pose accanto al Primo Maestro perché con lui edificasse nella fedeltà più assoluta, perché servisse il Divin Maestro nella Chiesa nello spirito di san Paolo, perché amasse generosamente e guidasse sapientemente molte anime al servizio di Dio. In queste mansioni, tutte di altissimo valore ed assolte in modo ammirabile, c’è il compendio di una vita veramente santa ed esemplare. Se volessimo raccogliere in due termini ampiamente comprensivi, tutta la sostanza di questa nobilissima esistenza, noi dovremmo porre indubbiamente l’accento su due parole: Carità e Fedeltà. Raramente la carità trova espressione vivente così schietta e costante come nella vita del Maestro Giaccardo… Iniziando una vita nuova, col sorgere della Pia Società San Paolo alla quale dedicò ogni palpito del suo cuore, il Maestro Giaccardo intese benissimo che innanzitutto si trattava di una vita interiore nuova, vale a dire di una forma di pietà e di amore non nuovo certo nella sostanza, ma nuova nella modalità e nell’espressione, che occorreva vivere, penetrare e far vivere, come l’unica base solida sulla quale si possa costruire un grande edificio».