Attualità

Il canonico Francesco Chiesa presenta alcune caratteristiche che, pur a distanza di tempo, restano attuali e significative per ogni cammino di santità.

 

Uomo spirituale. Possiede una spiccata sensibilità per le cose di Dio e una intensa e profonda vita interiore, che coltiva in crescendo per tutta la vita specialmente nel colloquio personale con il Signore e nella fedeltà alla preghiera liturgica, con la conoscenza del cuore umano mediante la direzione spirituale, con la capacità di cogliere lo spessore degli avvenimenti sociali e politici e la disponibilità a farsene carico. Dio è al centro dei suoi pensieri, desideri ed affetti e di tutta la sua molteplice attività quotidiana. Fin da giovane si forma delle convinzioni profonde, quali la necessità di farsi santo per corrispondere in pieno alla vocazione ricevuta e per essere degno ministro di Dio fra gli uomini. Formula dei precisi propositi e vi rimane fedele per tutta la vita con una puntualità, accuratezza e metodicità, che non sono soltanto conseguenza del temperamento, ma piuttosto il frutto di un forte impegno ascetico e del senso della responsabilità assuntasi davanti a Dio, alla propria coscienza, alla Chiesa e alle persone a lui affidate, per la cui salvezza sente di essere stato chiamato al sacerdozio. Le due ore di adorazione quotidiana, fatte nonostante i numerosi impegni e con tanto raccoglimento da non accorgersi spesso di quanto gli accade intorno, sono il segno di una personalità maturata al fuoco dello Spirito.

 

Lavoratore instancabile della vigna del Signore. È un apostolo fervoroso, zelante, fedele nell’adempimento di tutti i doveri. E fa tutto con costanza, prontezza, facilità e gioia in modo abituale, anche nelle circostanze più ardue e difficili. Ancora oggi viene da chiedersi come egli abbia potuto compiere tanto bene e con tanta perfezione, mantenendosi al tempo stesso sempre calmo, fiducioso e sereno. Un aneddoto racconta che era così puntuale che al suo passaggio si poteva regolare l’orologio. Per cinquanta lunghi anni egli ha saputo armonizzare perfettamente dinamismo apostolico e vita interiore, svolgendo un lavoro immenso nell’adempimento di uffici delicati, onerosi e diversi, con innegabile efficacia sia in rapporto alla propria santificazione che al bene delle anime. Frutto della sua preparazione culturale e della sua larga esperienza, ma soprattutto della sua ricchezza interiore, del suo zelo per la gloria di Dio e la salvezza del prossimo.

 

Uomo di cultura, aperto ai segni dei tempi. Amante della cultura nel senso più alto e più ampio della parola, oltre alla conoscenza e all’insegnamento della filosofia, teologia, diritto, liturgia e patristica, coltiva anche lo studio di altre materie complementari quali letteratura, astronomia, geologia, matematica, scienze naturali e teoria della musica, alle quali fa riferimento volentieri tutte le volte che ciò può servirgli per illustrare meglio le verità rivelate o renderle più attraenti.

Lungo gli anni, durante le ferie estive, fa anche tre viaggi all’estero, di due mesi ciascuno, in Francia, Germania e Inghilterra, allo scopo di approfondire in loco la conoscenza delle lingue moderne e servirsene per leggere le varie opere nell’originale. Lo studio è una costante della sua vita, e non può essere altrimenti non solo per inclinazione naturale verso il sapere, ma anche per serietà e senso di responsabilità verso gli studenti che attendono di essere ben formati.

Realizza «ante e post litteram» molti postulati del Concilio nel campo della formazione e della missione sacerdotale, come le prospettive aperte ai seminaristi, alla gestione della parrocchia, all’organizzazione della catechesi in classi, la preparazione dottrinale e spirituale dei catechisti, la promozione e il coinvolgimento dei laici nell’azione ecclesiale e civile… Vive l’apertura al ministero attraverso la penna e tutte le nuove forme di comunicazione culturale, per cui non soltanto comprende e guida don Alberione, ma contribuisce fattivamente alla sua missione.

 

Modello di vita sacerdotale. Nei suoi 50 anni di sacerdozio, totalmente dedito all’apostolato dell’insegnamento, della stampa e della vita parrocchiale, si trova nella necessità di dover affrontare problemi sempre attuali, come quello della formazione del clero, della fedeltà al Magistero, dell’obbedienza alla Chiesa e dell’adeguamento della pastorale alle esigenze dei tempi. La linea seguita dal canonico Chiesa resta valida tuttora per la sua efficacia in rapporto alle finalità specifiche di ogni sacerdote, perché egli non ha fatto nulla di straordinario, cioè cose in cui possa essere ritenuto non imitabile: semplicemente, ha preso molto sul serio la sua missione di ministro di Dio, si è impegnato a fondo «per fare le cose ordinarie in modo perfetto» e vi è riuscito magnificamente bene, perché era convinto che per essere un autentico continuatore dell’opera salvifica di Cristo, eterno Sacerdote, gli incombeva il dovere di farsi santo.

È profeta e maestro di una nuova generazione di sacerdoti, protesi a uno stile di vita e a un’azione pastorale rinnovata secondo le nuove esigenze dei tempi. «La figura sacerdotale del canonico Francesco Chiesa, per il fascino della sua interiore bellezza, acquista una nota di viva attualità ed è veramente degna di essere proposta alla venerazione ed alla imitazione di tutti i ministri di Dio... Egli infatti modellò la sua vita nella fedele imitazione dell’Eterno Sacerdote e, come limpido specchio, seppe accoglierne e trasmetterne l’immagine nell’esercizio quotidiano di tutte le virtù» (Card. Antonio Piolanti). In trentatré anni di ministero trasforma la parrocchia così da farne una parrocchia-pilota, coinvolgendo i laici in una vasta azione pastorale, curando la catechesi e la predicazione, anticipando nella sua prassi tanti spunti di modernità che lo rendono precursore e modello del sacerdote postconciliare.

 

Maestro di santità. È maestro di santità a partire da un consapevole e austero impegno personale di santificazione, con una nota di equilibrio e coerente progressività, che poi sprigionerà in una benefica irradiazione sul clero della diocesi e in particolare sulle prime generazioni di paolini e paoline, testimoni di un modo nuovo di vivere la santità cristiana, religiosa e apostolica.

Se per generazioni di seminaristi e di paolini è padre e maestro di vita, per i confratelli nel sacerdozio è un impareggiabile modello di tutte le virtù, a cominciare dalla carità: per esempio, gli era divenuto abituale evitare la benché minima critica e soffermarsi invece a sottolineare i lati positivi del prossimo. È un modello di umiltà, modestia, riservatezza, prudenza; di austerità e signorilità insieme; di disponibilità, amabilità, distacco e trasparenza cristallina.