Hanno detto di lui

Beato Giacomo Alberione: «Nella luce di san Giuseppe, Fratel Andrea Maria Borello si fece premura di informare tutta la sua vita di una intensa pietà riparatrice, di un abituale raccoglimento e silenziosità, di una serena docilità nella partecipazione generosa all’apostolato mediante la tecnica e la propaganda, di una costante tensione verso la perfezione paolina».

«L’umiltà e la carità hanno caratterizzata, con la pietà, la sua vita che egli offrì al Signore per le vocazioni. Dal Tabernacolo ebbe particolare luce sull’apostolato delle Edizioni, al quale consacrò tutte le forze. Dalla morte il suo ricordo fu sempre più largo e più sentito, insieme alla fama di santità con l’invocazione fiduciosa, in tante necessità».

Su una immaginetta: «Eccovi un Discepolo Paolino modello: modello di pietà, modello di obbedienza, modello di apostolato, modello di osservanza, modello per lo spirito paolino. “Chi si umilia sarà esaltato”».

                                      

Mons. Carlo Stoppa: «Conosco la fama di santità sempre crescente che circonda la persona di Fratel Andrea Maria Borello e la sua santa vita, tutta consumata nella fedeltà e nel nascondimento della vita comune, nell’impegno per la sua santificazione e, infine, eroicamente offerta per l’apostolato delle edizioni, per le vocazioni, per il migliore sviluppo della Congregazione, che egli ha amato più di se stesso».

«Fr. Andrea Borello, che ha consumato tutta la sua vita nell’Aposto­lato delle Edizioni, collaborando intimamente con i Sacerdoti Paolini al Magistero della Chiesa, è modello e richiamo potente ai giovani dei tempi nuovi».

 

Un compagno di vita paolina: «La delicatezza di coscienza era da lui molto curata: non lo sentii mai pronunciare discorsi frivoli e tanto meno parole a doppio senso; se qualche volta si trovava in compa­gnia di qualcuno un po’ troppo libero di lin­guaggio, se ne andava, quando non poteva far deviare il discorso. Non c’era atto o atteggiamento che lascias­se il minimo dubbio sulla virtù della castità, e siccome in casa la devozione alla Madonna era molto inculcata come difesa della purez­za, spiego la sua tenerissima devozione alla Madonna proprio per questo amore che egli aveva alla castità».

 

Sr. M. Lucia Ricci: «Negli incontri motivati dal dovere od oc­casionali, fr. Borello si presentava abitual­mente con tratto umile e delicato, riservato e insieme disinvolto; non mostrava timore di guardarci in faccia con serenità, sbrigando in fretta quanto doveroso per tornare solleci­to al suo dovere. Colpiva in particolare quel sorriso discreto che restò sempre una sua particolare carat­teristica, espressione di interiore bontà, ma indicante pure la capacità di superamento».

 

Don Cirillo Tomatis: «Fratel Borello è passato tra noi edifican­doci. Ci ha edificati con la sua semplicità ed umiltà. Era veramente un’anima semplice ed umile, di quell’umiltà reale e sincera, per cui sentiva bassamente di sé, era rispettoso verso gli altri, prestava a tutti i più umili servizi. Tutti coloro che lo hanno conosciuto possono confermare che quanto qui si dice corrisponde esattamente a verità. Ci ha edificati con la sua silenziosità e la­boriosità… Non parlava, ma operava, compiendo con impegno e con diligenza quanto gli veniva affidato dai superiori. Spesso lo si vedeva occupare anche i tempi liberi in qualche lavoretto utile, racco­gliendo, ad esempio, i pezzetti di carta sparsi qua e là, per tenere puliti i cortili. Ci ha edificati soprattutto con la sua pietà, con la sua vittoria interiore, con la sua deli­catezza di coscienza. Era fedelissimo alle pratiche di pietà, composto sempre e raccol­to, come tutti potevano osservare».

 

Don Luigi Zanoni: «Certe volte veniva richiesto di lavori straordinari, fuori orario, che indub­biamente gli costavano molto, ma che accet­tava riuscendo sempre a far prevalere il suo sorriso».

 

Valentino G. Macca: «La figura del Fratello Paolino Andrea Maria Borello mi sembra particolarmente attuale, quando ‒ dopo quello che ha affermato con tanta autorità il Concilio Vaticano II… ‒ si cerca di valorizzare al massimo la vocazione religiosa laicale, “stato in sé completo di professione dei consigli evangelici”. Il Fratello Borello è un religioso laico interamente e profonda­mente convinto della sua vocazione-missione. Ciò che lo rende un uo­mo fedelissimo alla sequela di Cristo, un vero “Discepolo del Divin Maestro”, nella sua sequela, professando e vivendo i consigli evange­lici secondo il carisma e sotto lo sguardo del Servo di Dio Don Giacomo Alberione, che lo stimò profondamente. Lavorando con costanza, umil­tà, obbedienza nei vari campi affidatigli dai superiori, ovunque si of­frì e immolò per i fini apostolici della Pia Società San Paolo, la “comunicazione sociale”, ispirata a Cristo e al Vangelo, sempre feli­ce di fare il bene nel miglior modo possibile, nel tendere alla perfe­zione, nel formarsi a santo “discepolo”, come esigeva la sua professione».

 

Card. Albino Luciani. «Nella sua breve esistenza il servo di Dio ha praticato le virtù cristiane in grado che sembra eroico, assolvendo agli umili doveri della sua vita, prima di laico poi di re­ligioso, in un modo veramente non comune. Non è comune che un giovane laico animi una vita intensamente operosa con uno spirito ed un esercizio di preghiera co­me il suo; che un giovane religioso realizzi la sua vocazione apostolica con un lavoro in­tensissimo, utilizzato come mezzo per unir­si sempre meglio a Dio, fino a raggiungere quella “estasi dell’azione” di cui parla San Francesco di Sales. Canonizzato, il servo di Dio potrebbe di­venire esempio stimolante: 1) Ai giovani laici specialmente di condi­zione umile, per santificare con la vita san­tamente operosa l’ambiente in cui vivono. 2) Ai religiosi per amare la vocazione re­ligiosa e per perseverare in essa con fedeltà e fortezza. 3) A tutti per una giusta valorizzazione dei mezzi di comunicazione sociale, dei quali egli è stato apostolo convinto».