Attualità

Un giovane di 32 anni consacrato a Dio, che lascia questa vita affetto da un male allora incurabile, fissando con amore un’immagine di Maria, oggi non farebbe notizia. Come pure non farebbe notizia un religioso che dedica umilmente la sua vita al servizio di Dio prima in una cartiera, poi esercitando il lavoro di calzolaio. Ma che cosa ha mosso fratel Andrea Borello in tutta la sua vita? Senz’altro il desiderio profondo di donazione a Dio e di bene per le anime.

Tra i tratti che caratterizzano l’attualità e la santità paolina di fratel Andrea M. Borello, si possono ricordare i seguenti.

 

Umanità, vicinanza, amicizia. Fratel Borello è stato un uomo di comunione, capace di amicizia vera, di donazione per l’altro, di obbedienza pronta e sincera. Queste sono cose d’altri tempi per chi ama l’individualismo e l’indipendenza a tutti i costi, ma non lo sono per chi decide di seguire il Signore portando la croce con umiltà e mitezza di cuore. Papa Francesco esorta i cristiani, specie i giovani, ad andare controcorrente, a non lasciarsi rubare la speranza e a percorrere le strade fino alle estreme periferie in compagnia di Cristo povero. In questo senso la vita donata di fratel Borello è attuale e sfidante: contemplativo in ogni situazione, desideroso di autentica santità per sé e per tutti, non teme il dolore e la morte purché Cristo sia predicato.

 

Vita umile e nascosta. Egli ha sempre desiderato di lavorare in prima linea alla diffusione del vangelo mediante l’apostolato diretto della buona stampa, e invece deve rimanere nelle «retrovie», impiegato nei servizi più umili e pesanti: orto, cartiera, calzoleria… Silenzioso e pronto a organizzare giochi e sport. Amante della preghiera e grande lavoratore. Proveniente da una famiglia umile e testimone diretto delle sofferenze che la vita può riservare, impara presto a fidarsi di Dio, a seguire la via tracciata da Gesù Cristo e a benedire il Signore in ogni circostanza fino all’ultimo giorno della sua esistenza. La ricerca dell’umiltà e del timore del Signore lo ascrivono tra i saggi e gli amici di Dio.

 

Piena consegna alla missione. Dedica tutte le proprie energie e tutto il proprio tempo al lavoro che gli è assegnato, anche se «un po’ pesante», egli ammette. Pur non incontrando mai i destinatari del suo apostolato, fratel Borello predica a molti con la testimonianza di una vita nascosta con Cristo in Dio e con il profondo desiderio e l’umile collaborazione personale perché molti conoscano Gesù Cristo Maestro di Verità e di Vita. Convinto di contribuire con il suo lavoro alla missione della Chiesa universale per la salvezza del mondo, vi s’impegna con tutte le forze fino all’offerta della vita per i chiamati e per la loro perseveranza; un’offerta eroica che il Signore accetta.

 

Una vita da fratello consacrato. Andrea vive la consapevolezza di condividere da consacrato, fianco a fianco con i sacerdoti, la missione dell’evangelizzazione con un apostolato largo, moderno, aperto su tutte le vie del mondo, impiegando tutti i mezzi delle moderne tecnologie affinché il Cristo diventi realmente il Maestro da tutti conosciuto, seguito e amato. Egli non fa in tempo a vedere con i propri occhi gli sviluppi delle tecniche di comunicazione, che apriranno orizzonti inimmaginabili alla predicazione del messaggio evangelico e alla promozione umana, né può vedere quali alte funzioni svolgeranno i suoi fratelli Discepoli del Divin Maestro nelle opere apostoliche della Congregazione. Nonostante l’apparente modestia del suo contributo nei lavori più umili, egli è sempre convinto ‒ e a ragione ‒ che sta servendo all’evangelizzazione del mondo non diversamente dai suoi fratelli impegnati in primo piano, sotto i riflettori dell’opinione pubblica, sui pulpiti più alti della pubblicistica e del magistero. Così egli rimane per tutti un punto di riferimento e un invito a considerare le prospettive aperte oggi alla missione dei laici consacrati.

 

Santità accessibile a tutti. Soprattutto, Riccardo Andrea Borello indica alla gente del nostro tempo una «via» di santità accessibile a tutti. Egli infatti è una persona «comune», d’intelligenza media. Non è un teologo, né un laureato, né un artista o un intellettuale. È una persona di cultura scolastica elementare, ma di alta sapienza soprannaturale. Ha capito che basta poco per diventare grande agli occhi del Signore e santo di fronte al suo popolo: basta credere davvero nel vangelo, seguire fedelmente il cammino di Gesù, consistente nel praticare le virtù umane e cristiane, amando Dio in ogni cosa e sopra ogni cosa, e cercando il bene del prossimo nel quotidiano. È il modello vivente di quella santità proposta più volte da papa Francesco, che chiede che «la nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza».