La beatificazione

Il giorno della beatificazione il vescovo di Isiro Niangara, nella sua sintesi del martirio di Anuarite, disse tra le altre cose: «Suor Maria Clementina fu scelta per il comandante. Unanimi, le suore e la serva di Dio si rifiutarono energicamente di obbedire. Di fronte all’infame ostinazione dell’ufficiale, che le prometteva grandi favori se avesse acconsentito, Anuarite rispose con forza e con volontà ostinata: “Non posso sopportare di diventare la moglie di un uomo; se è necessario, preferisco morire; mi rifiuto, sono consacrata a Dio… Non posso far questo, non posso commettere questo peccato: piuttosto uccidetemi”. L’ufficiale, furibondo, cominciò a percuoterla con violenza, ma non poté spezzare la resistenza della serva di Dio, che offriva la sua vita come sacrificio di soave profumo, mormorando il nome santo di Gesù».

Giovanni Paolo II, nell’omelia della Santa Messa di beatificazione il 15 agosto 1985 a Kinshasa, sottolineò il carattere comunitario di questo martirio e, al tempo stesso, annoverò Clementina Anuarite fra il «lungo corteo di quelle vergini che, dall’epoca romana, all’inizio del primo millennio...». E la definì «il frutto perfetto della grazia del santo battesimo, la prima zairese (congolese) che la Chiesa proclama solennemente beata, martire della fede in mezzo a voi... La gente di tutta la vostra terra gioisce. L’Africa nera si rallegra. Tutta la Chiesa cattolica si rallegra e rende grazie per la testimonianza dei suoi fratelli d’Africa».

Infatti la Chiesa di Dio in Africa ha dato al mondo una religiosa eroica, modello di umile semplicità, di obbedienza docile e libera, di fraternità, di perdono e di comunione, che con il martirio ha confermato il valore della verginità per il regno dei cieli.