Il Martirio

Ascoltando i testimoni sulle ultime ore del martirio di suor Maria Clementina, impressiona la sua dimensione comunitaria. In un primo momento è Clementina a chiedere e a ricevere l’appoggio delle consorelle: «Sorelle care, credo veramente che questa notte io morirò. Pregate per me. Per difendere la mia virginità, sono pronta a morire, ma pregate per me». Olombe dice alle suore di andare a riposare, eccetto suor Clementina Anuarite e suor Giovanna Battista Bokuma. La madre generale M. Leontina Kasima e la superiora della casa M. Melania Kahenga chiedono al colonnello Olombe di aver compassione di quelle religiose, ma i capi dei Simba hanno scelto e deciso: suor Maria Clementina passerà la notte con il colonnello Gastone Ngalo e suor Giovanna Battista con il colonnello Pietro Olombe. Le giovani suore rifiutano decisamente. Olombe cerca di farle salire in macchina, ma gli oppongono resistenza gridando che preferiscono morire piuttosto che violare il loro voto di castità.

Allora la collera di Olombe cresce, prende il fucile di un ribelle e comincia a colpire le due religiose col calcio del fucile. Ambedue cadono a terra. Suor Giovanna Battista ha un braccio rotto e giace immobile al suolo. Anuarite rimane in ginocchio e dice ad Olombe: «Preferisco morire piuttosto che commettere peccato». Pazzo di collera, comincia di nuovo a percuoterla. Prima di cadere sotto i colpi dell’inferocito Olombe, come Gesù sulla croce, perdona il suo uccisore: «Ti perdono, perché tu non sai quello che fai». Con la testa tutta tumefatta, e mentre Olombe insiste nel colpirla, ha ancora la forza di dire: Ndiyo nilivyotaka. Ndiyo nilivyotaka (È così che ho voluto, è così che ho voluto). E crolla a terra. Ancora quattro o cinque coltellate e uno sparo che le spezza l’omero sinistro. Pochi minuti dopo Anuarite esala l’ultimo respiro. Ha 25 anni.

Dopo la sua morte, le consorelle, mentre vengono picchiate e ferite, sentono in sé la forza di Anuarite che le ha precedute nella fedeltà ed ora le sostiene dal cielo. Quando alla fine i Simba minacciano di cospargerle di benzina e di bruciarle vive, la risposta corale di quella comunità è il canto del Magnificat. Si chiedono perdono a vicenda per le loro mancanze di carità fraterna. Dicono le une alle altre: «Fra poco moriremo, andremo in cielo, allora andiamoci con gioia». Il canto del Magnificat spaventa il colonnello: «Smettetela. Voi pregate Dio perché mi uccida». Per tutta la notte, Olombe e i Simba malmenano le religiose: schiaffi, bastonate, colpi con il calcio dei fucili e con sbarre di ferro. Fortificate dalla loro sorella Anuarite, resistono vittoriosamente. Al sorgere del sole, quando i Simba si accorgono che i loro sforzi sono stati vani, dicono: «Non abbiamo mai visto delle donne con un cuore duro come il vostro. Sono streghe, non vogliamo più vederle qui a Isiro».