Breve Biografia

Viene alla luce il 29 dicembre 1939 (1941 per altri, che però non precisano giorno e mese) a Matali, periferia di Wamba (Congo), quarta figlia di una famiglia pagana costituita da Amisi Batchuru Batiboko e Isude Julienne; alla nascita il padre le dà il nome di Nengapeta. In seguito viene battezzata nella Chiesa cattolica insieme alla madre e due sorelle e chiede di chiamarsi Alfonsina.

Come tutte le donne del suo ambiente, Anuarite apprezza la gioia di essere sposa e madre ed è consapevole del valore della vita da ricevere e da trasmettere. La giovane Alfonsina vede che le religiose che lavorano in parrocchia e nella scuola sono donne nubili che vivono per Cristo e che amano nel Cristo tutti quelli che incontrano. La sua preghiera di adolescente accresce il desiderio di vivere solo per Gesù come fanno le religiose. Anuarite capisce che, per diventare religiosa, è chiamata a consacrare al Signore la sua verginità. È il dono più bello, che custodisce gelosamente per offrirlo al suo Signore.

Ancor giovane entra nella congregazione belga delle suore della Sacra Famiglia. In occasione della prima professione, nella festa della Madonna della Neve il 5 agosto 1959, Anuarite prende il nome di Maria Clementina. Tre sono gli ideali che suor Maria Clementina coltiva nella sua vita, di cristiana prima e di consacrata poi: l’obbedienza, l’umiltà, la preghiera. Il punto debole più generale e diffuso del suo carattere è il temperamento nervoso. È ipersensibile e per certi versi volubile, ma la sua maestra non ricorda mai di averla sentita dire di voler abbandonare il servizio di Dio, la vita religiosa. Anuarite è una donna forte e tutta d’un pezzo. Si può immaginare quanto debba dominarsi per progredire nell’obbedienza. Lo fa per somigliare al suo Signore, obbediente fino alla morte di croce: «Non c’è nulla che sia piccolo davanti a Dio, se lo fai per amore… Se riesco a osservare il voto di obbedienza, riuscirò anche a osservare quello di povertà, perché mi abbandono senza inquietudine fra le mani delle mie superiore; aspetto soltanto che mi comandino».

In comunità è occupata come sagrestana, aiuto cuoca (sembra che questo non sia tra le sue specialità) e insegnante in una scuola primaria. Esegue tutto con diligenza e amore. È una persona esuberante; la sua allegria è rumorosa. Sovente l’esplosione della sua gioia è talmente forte che l’esaurisce, ed ella si sente obbligata ad una sosta nel lavoro o nello studio. È leggermente balbuziente e, come accade sempre, questo difetto s’accentua nei momenti di tensione; lei se ne rende conto e si sforza di ritrovare la calma. Questo difetto, tuttavia, non intralcia l’insegnamento nella scuola,  dove peraltro suor Alfonsina gode di una grande popolarità.

Di carattere gioviale, diventa severa davanti agli scandali e ai cattivi esempi. Nulla di straordinario vi è nella sua condotta, ma è tenace e si applica con impegno nella vita consacrata. Da maestra e direttrice dell’internato si occupa soprattutto delle alunne malate o con problemi e segue anche gruppi della Legione di Maria.

In piena campagna per l’indipendenza da colonizzatori, nel 1961 scoppia la rivoluzione e comincia un vero massacro rivolto a eliminare tutti gli europei, i loro amici, i loro collaboratori. In questa situazione matura il martirio di suor Clementina. Il 29 novembre 1964 viene presa dai ribelli Simba con altre consorelle (18 suore professe, 9 novizie e 7 postulanti) e trasportata su di un camion da Bafwabaka a Ibambi; il 30 novembre il viaggio prosegue verso Isiro, dove, all’una del mattino del martedì 1º dicembre 1964, per avere energicamente rifiutato di acconsentire alle malvagie richieste del capitano Olombe, dopo selvaggi maltrattamenti è barbaramente uccisa. Maria Clementina viene beatificata a Kinshasa da Giovanni Paolo II il 15 agosto 1985.

È passato mezzo secolo dal martirio di Maria Clementina, ma la situazione socio-politica è cambiata di poco. Nel nord-est del Paese, al confine tra Congo-Ruanda e Uganda, le persone non sanno che cosa sia la pace. Nonostante che nella città di Goma e nelle zone circostanti stazioni il maggior numero dei soldati delle Nazioni Unite, decine di persone vengono uccise ogni giorno, tra cui anche donne e bambini. Le scuole vengono trasformate in caserme, mancano i mezzi essenziali per condurre una vita normale e la paura fa passare tante notti insonni alle famiglie costrette a fuggire per settimane alla ricerca di un riparo sicuro e dignitoso. In questo contesto, la memoria della vergine e martire, molto conosciuta e pregata in Congo, funge da invito potente e incessante alla preghiera per la Chiesa e per il popolo di questo grande paese africano, e in particolare per le comunità paoline e le loro attività apostoliche.