LA SANTITÀ PAOLINA: SULLE ORME DI SAN PAOLO

Per Don Alberione ogni Paolino deve essere sapiente per illuminare, fervente per confortare, santo per muovere alla santità: «Quando non vi sono i santi, il popolo non sa vivere il cristianesimo, perché i cristiani leggono il Vangelo più nella vita dei santi che nel libro divino… Gli uomini di ogni nazione hanno bisogno di vedere nei santi come si pratica il Vangelo» (Per un rinnovamento spirituale, p. 569).

Le vie della santità sono poi molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. Per i Paolini e le Paoline la santità è conformazione a Gesù Cristo Via, Verità e Vita, e quindi deve essere integrale, dinamica e apostolica. È nella conformazione a Cristo che si trovano le radici della santità autentica. Le pagine più belle di Don Alberione sulla santità riguardano proprio questo tema. Il processo della santificazione, secondo lui, è sostanzialmente un processo di trasformazione in Cristo, un processo di «cristificazione». La meta è poter arrivare a dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). La santità così intesa esige un alto livello di corrispondenza all’azione della grazia. Di qui la sua originalissima definizione: «La santità è la testardaggine nel fare la volontà di Dio» (Alle Figlie di San Paolo, 1946-1949, p. 536).

La santità è dunque necessariamente dinamica. Don Alberione la vede realizzata in san Paolo: «Il santo non è un uomo sfinito, una mezza coscienza che non sa prendersi la propria parte nella vita… Per san Paolo la santità è la maturità piena dell’uomo, l’uomo perfetto… Il santo non s’involve, ma si svolge; non si ferma, ma ha per stemma il proficiebat (progrediva, cfr. Lc 2,52). La santità è vita, movimento, mobilità, effervescenza …» (CISP, p. 1135).

La santità paolina è poi integrale. È impensabile una santità fatta solo di preghiera, pur abbondante e profonda, senza uno sforzo di formazione e di povertà (consegna integrale di se stesso), e senza una dedizione effettiva nell’impegno apostolico; è impensabile una santità che consiste in una attività frenetica, ma non poggiata su una forte vita spirituale e senza la necessaria solidarietà e collaborazione richiesta dalla missione paolina; ed è impensabile una santità fatta di speculazione, di grandi conoscenze e approfondimenti teorici, se non fondati in una intensa vita di preghiera e finalizzati alla missione. Come pure sarebbe impensabile una santità dove la vita comune è perfetta, ma sterile dal punto di vista apostolico e missionario.

La santità paolina è infine totalità di donazione per la missione: «Tutto l’uomo in Gesù Cristo, per un totale amore a Dio: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Tutto: natura, grazia, vocazione, per l’apostolato…» (Abundantes Divitiae, 100). «Tutto: ecco la grande parola! La santità vostra dipende da quel tutto…» (Dalla predicazione del Fondatore sulla vita religiosa, ArGen/VRg. 213).