Hanno detto di lui

Beato Paolo VI

«Su di voi, diletti figli e figlie, sentiamo aleggiare l’anima benedetta e benedicente di Don Alberione. Guardate che l’abbiamo conosciuto anche Noi personalmente. Ricordo l’incontro tanto edificante, davvero spirituale, di quando venne solo su in udienza, in ginocchio davanti, non volle stare in piedi, tanto era pieno della sua così profonda e così vissuta umiltà. È un uomo, direi, che passa fra le meraviglie un po’ del nostro secolo, appunto perché voi con la vostra presenza e attività documentate che cosa Don Alberione ha pensato e ha saputo con lo spirito di Dio e con il sacrificio costante e amoroso e sapiente della sua vita generare».

«Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera, sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nel mondo moderno e con mezzi moderni. Lasci, caro Don Alberione, che il Papa goda di cotesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa; lasci che i suoi figli godano con Noi e che oggi le esprimano come forse non mai la loro affezione e la loro promessa di perseverare nell’opera intrapresa».

San Giovanni Paolo II

«Il beato Giacomo Alberione intuì la necessità di far conoscere Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, “agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo” ‒ come amava dire ‒ , e si ispirò all’apostolo Paolo, che definiva “teologo e architetto della Chiesa”, rimanendo sempre docile e fedele al Magistero del Successore di Pietro, “faro” di verità in un mondo spesso privo di saldi riferimenti ideali. “Ad usare questi mezzi ci sia un gruppo di santi”, soleva ripetere questo apostolo dei tempi nuovi. Quale formidabile eredità egli lascia alla sua Famiglia religiosa! Possano i suoi figli e le sue figlie spirituali mantenere inalterato lo spirito delle origini, per corrispondere in modo adeguato alle esigenze dell’evangelizzazione nel mondo di oggi».

Card. José Saraiva Martins

«Don Giacomo Alberione… dono di Dio e patrimonio della Chiesa. La sua lunga vita, intensamente vissuta, percorse un periodo storico pieno di eventi e circostanze che incisero profondamente nella società; alle più urgenti necessità rispose facendo la carità della verità attraverso le sue molteplici iniziative di apostolato e fondazioni».

On. Emilio Colombo

«Ho avuto modo di conoscere perso­nalmente don Giacomo Alberione, quando ancora era nel pieno delle sue forze. Mi colpirono in lui soprattutto le qualità di sacerdote e di uomo d’a­zione. È uno di quei personaggi che, pur vivendo nell’ombra, lasciano una solida impronta grazie alle loro forti capacità realizzatrici. L’opera creata da questo prete piemontese parla da sola: il peso e l’efficacia che don Alberione ha saputo portare, con la sua presenza di apostolo, nel campo delle comuni­cazioni sociali, sono a conoscenza di tutti. Il segreto di questo successo, con­seguito superando ostacoli a volte du­rissimi? A mio avviso, il felice connu­bio tra una solida cultura e lo spirito di carità cristiana che don Alberione possedeva in alto grado. Anche per questo il mondo cattolico e la società intera devono essergli grati».

Pedro Arrupe, sj

«Conobbi personalmente don Alberione in Giappone. Furono incontri brevi, ma mi bastarono per concepire di lui un’alta stima. Questa stima si confermò ancora quando entrai in con­tatto con la sua opera, la Pia Società San Paolo, con cui ho sempre intratte­nuto ottime relazioni di amicizia e collaborazione... Se, come dice il Signore, “dai frutti si conosce l’albero”, si può affermare che don Alberione è stato un grande apostolo dei tempi moderni, usando i cosiddetti mezzi della comunicazione sociale, tanto efficaci per la promozione e diffusione del Vangelo».

Don Luigi Ricceri, sdb

«Don Alberione! Questo piccolo, umi­lissimo sacerdote, tanti anni fa desta­va in me un sentimento tra l’interesse e la curiosità. Più tardi l’interesse era diventato ammirazione. Poi, man ma­no che riuscivo a intravedere e a sco­prire il segreto da cui erompevano tan­te iniziative di apostolato, non meno audaci che geniali e feconde, la mia ammirazione è diventata edificazione, venerazione. Mi rendevo conto di tro­varmi dinanzi all’autentico “uomo di Dio”, che con la carica che gli prove­niva dalla sua fede profonda si trasfor­mava in vulcano di Dio, quel vulcano di carità che creava e lanciava senza soste opere e iniziative, nella costan­te ansia di portare con i mezzi più arditi Cristo alle anime. Dinanzi alla figura e alla personalità di don Alberione, mentre dico il mio umile grazie alla Provvidenza ancora generosa con la terra di Piemonte, dal­la quale continua a far nascere uomini autenticamente carismatici, veri costrut­tori del Regno di Dio, apro il cuore alla speranza e alla fiducia: la Chiesa di Dio è sempre madre feconda».

Aniceto Fernández, op

«È un po’ difficile cono­scere quale contributo ab­bia dato Don Alberione alla diffusione del Regno di Dio ma, a guardare alla testimo­nianza delle sue opere, bi­sogna convenire che è sta­to immenso e lungimirante».

Card. Giovanni Willebrands

«Ero andato con uno dei miei collaboratori per chie­dere al Superiore genera­le della Pia Società di San Paolo che il Segretariato per l’Unione dei Cristiani potesse tenere nella casa “Gesù Divin Maestro” la sua prima adunanza di stu­dio. Mi presentai a nome dell’allora Presidente del Segretariato, il compianto Cardinale Bea. L’accoglien­za di Don Alberione fu pie­na di cordiale carità cri­stiana e, nonostante il fat­to che la casa fosse già im­pegnata per corsi ed eser­cizi, mi disse che ci sareb­be stato posto per i com­ponenti della nostra sessio­ne. Con la chiaroveggenza dei santi egli aveva intuito ‒ e me lo disse ‒ l’impor­tanza del lavoro del na­scente Segretariato per l’Unione. In seguito siamo tornati più volte alla stessa ospitale casa, e sempre con l’appoggio e gli incoraggiamenti di Don Alberione, che non mancava mai, du­rante la nostra permanen­za, di venire a salutare il venerando Cardinale Bea».

Card. Angelo Dell’Acqua

«Nella luce e nella pace di Dio, con quanto affettuo­so interessamento, il buon Padre continuerà a prov­vedere al sempre crescente spirituale sviluppo della Pia Società San Paolo, che, sgorgata dal suo cuore sa­cerdotale, egli ha sempre amato come la pupilla dei suoi occhi, “ad maiorem Dei gloriam”, ad onore e decoro della Santa Chiesa, e a servizio del popolo cri­stiano!».                               

Mons. Ersilio Tonini

«Mi piace qui ricordare il suo spirito pionieristico (aveva dotato la sua Gaz­zetta d’Alba di uno dei primi telefoni del posto), il suo ottimismo quasi pro­fetico quando, ai primi pas­si di Famiglia Cristiana, so­leva dire che un giorno col treno sarebbero venuti a caricare il giornale per portarlo ovunque; ma so­prattutto godo del suo fer­vore apostolico per cui ve­ramente il Signore l’ha “costituito padre di molti figli” e la Chiesa per mol­to tempo godrà della sua opera e narrerà le sue lodi».

Chiara Lubich

«Succede di tanto in tanto nella nostra storia, che si accostino a noi dei santi o dei fondatori di opere di Dio e, mostrandoci la loro opera, diano a noi una nuova testimonianza che anche l’Opera di Maria è opera di Dio… Così è di questi ultimi giorni nei quali faccio meditazione su una raccolta di “Pensieri” di don Alberione, fondatore dei Paolini. Già alla sua morte avevamo pensato di affidare a lui tutta l’opera della nostra stampa e dei mezzi di comunicazione sociale. E forse è proprio lui che ci ha messo sott’occhio alcune sue idee, le quali, se da una parte dicono come la sua opera si fonda sul divino, dall’altra danno conferma che pure la nostra è opera di Dio. Le opere di Dio sono come tante sorelle: debbono somigliarsi perché figlie di un unico Padre; con lineamenti simili, quindi, seppure diverse».

Card. Angelo Amato

«“Fratelli, non è per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!”. “Io infatti non mi vergogno del Vangelo”. Con minore spetta­colarità ma con la stessa intensità e perseveranza, il beato Gia­como Alberione fece sua questa ansia paolina dell’urgenza e della necessità della predicazione evangelica: far viaggiare la Parola liberatrice di Gesù sulle strade del mondo mediante le mirabili invenzioni dell’uomo: stampa, radio, cinema, televi­sione… Il suo fu un vero e proprio apostolato missionario: conse­gnare al mondo il Vangelo di Gesù Maestro, via, verità e vita. Il giovane Alberione era stato affascinato dalla Lettera ai Ro­mani e dal grido “non mi vergogno del Vangelo”. E così rias­sume nelle sue memorie in terza persona il fascino dell’Apo­stolo su di lui…».